Antinaturalista la plasticità di Giuseppe La Bruna, poeticamente immaginifica, capace di trascendere la materia nell’evocazione di una bellezza fremente di luce e vento.
Lo scultore modella la cera con leggerezza di tocco creando volumi aerei che, tradotti in bronzo, splendono di chiarità ambrate e di riflessi d’oro.
Sculture levitanti con dinamismo barocco - totemiche, fantastiche, umane, mitologiche – che si rapportano con libertà figurale all’ambiente in dialogo di silenzi, espressive di interiorità, mentre l’onda cosmica e la sua eco le avvolgono.
Alcune di esse sembrano ereditare la grecità, l’icona stessa della Nike di Samotracia, che inverano nella forma di una contemporaneità ad un tempo formale e informale, pregne di suggestioni.
Emblematiche le donne nello slancio di una corporeità che si sfrangia per tradursi in turgide vele, svolazzanti nello spazio, sognanti e sensuali.