Ciò che conduce le opere d’arte ad essere identificate come una creazione artistica non è primariamente una volontà di persuadere e prevalere su qualcun altro o sul mondo stesso, quanto si rileva piuttosto un espediente creativo di cui si fa uso l’artista, ovvero colui che crea, al fine di isolare l’esperienza generale per misurare la comprensione del proprio “agire” personale.

La stratificazione nata in seguito all’isolamento è uno strumento capace di separare le diverse componenti.

Allontanarsi dall’esperienza comune non significa abbandonare la memoria o le consuetudini, quanto al contrario intende attraversare una sorta di shock, di vibrazione, che permette ai frammenti di memoria più fini e pesanti di trapassare il divario con quei frammenti più massicci e leggeri; scendendo fino al livello più basso sarà possibile lasciare alla memoria o al tempo la possibilità di configurare nuovamente.

A quel punto, grazie all’intrinseca gravità naturale sarà così possibile dilazionare il tempo.

L’artista viene riconosciuto come colui che “crea arte”,  pertanto l’aspetto più significativo non è solo quello che concerne l’originalità del linguaggio e dello stile che adotta per esprimere la sua esperienza profonda, quanto preferibilmente quello che riguarda il modo in cui l’artista si colloca con gli altri e con il mondo all’interno di un legame temporale, e in particolar modo di come solleva le problematiche e i temi che emergono da quelle dinamiche.

In larga parte, la predisposizione nel porre questioni è strettamente connessa alla capacità di osservazione, e distintamente al modo nel quale quei temi saranno compresi ed assorbiti dal nostro essere più profondo.

Tuttavia, desistendo nel ricercare quel naturale ritmo emotivo della natura umana, o lasciando che esso si rifletta solamente nel passato; un altro genere di osservazione prevarrà quasi immediatamente, portandoci ad entrare in un ritmo emotivo inerente ad una sequenza temporale futura, capace da un lato di tralasciare il coraggio e la speranza, ma dall’altro incapace di portare a termine compiutamente questioni e connessioni.

Giuseppe La Bruna è un sottile osservatore del tempo capace di catturarlo nel migliore dei modi, di filtrarlo attraverso diverse lenti, di interrogarlo minuziosamente; tutto ciò lo porta ad essere un maestro nello scolpire il tempo unico nel suo genere.

L’osservazione, l’istantanea e l’interrogazione del tempo dello scultore La Bruna sono state condensate in una serie di lavori che risulta al nostro occhio ora come una caverna naturale, ora come una riproduzione di un bonsai naturale ed ora come un muro arricchito di caratteri e scritte.

Questi come altri elementi rappresentano, esplorano ed infine riflettono lo sguardo appassionato, le emozioni naturali e l’amore.

Il punto in cui convergono tutte queste frasi transitorie può essere interpretato come un’immagine temporale incarnata in una sostanza materiale.

Noi possiamo, proprio in quella forma statica e alle volte oscillante che incarna le fasi temporali, osservare la forza e la violenza del tempo, il suo modello di flusso ed infine la sua forma residua.

Siamo altresì in grado di riflettere sull’arduo equilibrio tra materia e spirito, essendo tuttavia capaci di notare anche l’intrinseca ricchezza della vita e della speranza raccontata in quella morfologia temporale.

di Liu Hui

Shanghai  2019

Riflessioni sul Tempo

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© 2020 Giuseppe La Bruna

 

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